18 Giugno 2018
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LA STORIA

Tante Piccole Pagine di una bella storia

La storia sportiva di Porto d’Ascoli calcistica non è ricca di grandi imprese.
Ma è lo stesso una bella storia.
 Un intrecciarsi fitto fitto di tanti piccoli episodi, tanti gesti, tanti entusiasmi che messi insieme alle vittorie ed alle sconfitte, ai giorni belli e a quelli tristi, alle promozioni ed alle retrocessioni hanno fatto, appunto, la storia.



Una storia ordinaria che però ha inciso straordinariamente nella vita di chi a Porto d’Ascoli è cresciuto.
Una storia con personaggi così comuni da sembrare straordinari: un prete spretato poi avvocato, un fotografo dai capelli bianchi, uno scapolo dagli ideali rossi, un prete vero, rossiccio di capelli. E poi professori e bottegai, falegnami, impiegati e operai. La formazione mitica che appare di seguito fa parte, appunto, del mito. Ricordi sbiaditi anche in quelli che hanno vissuto quei giorni, per noi del dopo guerra è praticamente preistoria.


La storia del calcio a Porto d’Ascoli ricomincia con i quarantenni di oggi che erano ragazzini tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Un ricominciare difficile con l’entusiasmo, la passione e l’audacia di pochi.

Si chiama infatti Audax la società che iscrive al campionato giovanile una squadra allievi e una juniores. I colori sono quelli rossoneri del Milan, la squadra del cuore di Filippo Fazzini che è, praticamente, tutto: presidente, accompagnatore, autista (anche perché proprietario della mitica topolino), addetto all’arbitro. Filippi è anche allenatore.
In vero la sua preoccupazione maggiore, al momento di stilare la formazione è quella di far combaciare i timbri a secco sulle fotografie spostate da un cartellino all’altro. E all’appello dell’arbitro erano paure. “Speca” – chiamava l’arbitro – “Giuseppe” rispondeva Peppe. Non era Peppino Speca bensì Peppe Benigni.

Sì, l’ingegnere anche se per chi lo conosce oggi è difficile sospettare sia stato un grosso centravanti, anzi discreto, anzi modesto o, per dirla chiaramente, piuttosto scarso come molti altri in quella squadra. Alcuni dei più bravi venivano da Martinsicuro (Ennio Capece, Micozzi, Tommolini); tra quelli di Porto d’Ascoli (a parte Carlo Vagnoni che già giocava tra i semi-professionisti nel Liberty di Bari) il migliore era sicuramente Guido Cipolloni. Andò a provare anche al Milan ma tornò presto in via Torino per una scelta di vita più modesta ma certamente più sicura. Erano molto bravi Elvezio, Edmondo, Sergio, Gianni, Giacomo, Alessio, Camaioni, Peppino Cipolloni e poi gli indimenticabili Tonino e Osvaldo accomunati da un tragico destino.

Arrivarono alcuni anche da Centobuchi, da Pagliare, da San Benedetto. Altri sono rimasti fuori da questo elenco. Ma non è l’elenco la cosa importante. Il gran merito di Filippo (era uscito dal seminario e presto sarebbe diventato dottore in legge) fu quello di mettere insieme tanti ragazzi (locali ed oriundi) per praticare l’unico sport-divertimento possibile.

Tutto questo succedeva quando l’attuale lungomare era un viottolo polveroso che fiancheggiava l’arenile, quando il giornale costava venti lire, lo stipendio di una giornata in segheria non arrivava a mille lire e, per tornare subito al pallone, il campo dove l’Audax giocava le partite in casa era quello di Pagliare.

Campionati Allievi e Juniores, memorabili sfide con la Folgore, Sant’Antonio, la Vela, la Fiamma, il Pagliare, il Grottammare, la Sangiorgese, l’Elpidiense, e così via.


Porto d’Ascoli intento cresceva, Si sviluppavano soprattutto le frazioni (l’Agraria, Fosso dei Galli, Ragnola, la Sentina); ortofrutta, edilizia e poi turismo e industria offrivano occasioni di lavoro. Oggi quel periodo viene chiamato della rivoluzione industriale. 

A Porto d’Ascoli nasce un’altra parrocchia con annesso un campetto di calcio. I ragazzi che vogliono giocare a pallone sono sempre di più ed è infatti negli anni ’60 che il calcio a Porto d’Ascoli vive i suoi tempi più vivaci ma anche più difficili. 

A distanza di tempo appare addirittura ovvio che l’espansionismo demografico portasse al proliferare di nuove squadre di calcio. Non fu facile capirlo allora.



Il 20 agosto 1963 viene fondato il Porto d’Ascoli. 


Al tempo, come detto, esisteva l’Audax di Filippo Fazzini che nel frattempo, grazie anche al determinante aiuto di Dario Scartozzi, aveva iscritto una sua squadra al campionato di seconda categoria. 

Dario è il solo fotografo di Porto d’Ascoli. E’ originario di Grottammare. I suoi capelli prematuramente brizzolati gli danno un carisma di uomo saggio. 

E’ soprattutto un grande appassionato e lo dimostrerà con una lunga milizia nelle varie società. Quell’anno dunque sono due le squadre di Porto d’Ascoli iscritte ai campionati dilettanti.



Chi ha fondato il Porto d’Ascoli? 


“Un gruppo di giovani appassionati - scrive sul messaggero Giuliano Silvestri – raccolti intorno a Mario Bazzi che ne è presidente”.

Entra così in scena uno dei maggiori personaggi di questo piccolo mondo. Mario Bazzi è scapolo (lo è ancora oggi e la cosa è più evidente che allora) ma in realtà sta per diventare bigamo: sposa infatti il Porto d’Ascoli ma è già felicemente sposato al partito. Uomo semplice, spiccata personalità, forte caratterizzazione ideale la presidenza di Mario Bazzi sembra fatta apposta per facili, e ingiuste, strumentalizzazioni.

In realtà sta accadendo la cosa più naturale di questo mondo: per tanti anni i giovani hanno trovato occasione di svago esclusivamente nell’ambito delle parrocchie, il mutare dei tempi offre altre opportunità.

In quel periodo tra l’altro Porto d’Ascoli – agglomerato urbano composto da origini e provenienze diverse – sta vivendo un formidabile momento di cresscita (parrocchie, sezioni di partiti, circoli culturali sono vivacissimi). 

Si discute animatamente anche nei bar, in particolare nel frequentatissimo bar Centrale, autentica palestra di confronti, spesso durissimi.

E che occasione di scontro è quella intorno al nome della squadra di calcio cittadina. 

Abbiamo ricordato sopra la nascita, nel 63, del Porto d’Ascoli. Ma si scopre che una squadra denominata Associazione sportiva Porto d’Ascoli è già iscritta in lega dilettanti. Quest’ultima fa valere i presunti diritti di precedenza e la società di Bazzi prende il nome di Atletico Porto d’Ascoli.
Da chi è composta l’altra società.


Si forma sulle ceneri della Juventina, la squadra giovanile composta dai giovani che orbitano intorno alla nuova parrocchia. 

Qui è cappellano Don Ubaldo Grossi, origine anconitana, rossiccio di capelli, tipo una ne fa, cento ne pensa.

Affascina i giovani, meno gli altri che lo prendono di mira con accuse incrociate: da una parte d’essere prete troppo progressista, dall’altra d’essere comunque un prete. Chi lo ha conosciuto bene può dire serenamente che ha inciso come pochi altri nella coscienza di questo paese.
Intanto c’è da ricordare che alla fine del campionato 64/65 si scioglie l’Audax il cui organico confluisce in gran parte nell’Associazione sportiva Porto d’Ascoli di cui è presidente Dario Scartozzi.

L’Atletico intanto ha fatto la sua strada: dalla seconda categoria viene promosso nella stagione 65/66 in prima categoria. Quell’anno diventa anche campione regionale battendo il Gallo di Pesaro nello spareggio di Falconara. Uno a zero, segna Sergio Bianchini. 

A Falconara arrivano centinaia e centinaia di tifosi al seguito. Le due società fanno vita parallela (sportivamente più importante quella dell’Atletico) fino al 1970. Quell’anno avviene, promossa dai presidenti Bazzi e Scartozzi, l’unificazione. Non è, come si potrebbe sospettare, la somma di due società; è il risultato di un grande sforzo di comprensione. Da anni sono finiti i litigi, molti da tempo si chiedono del perché due società in una realtà sostanzialmente piccola. 

E un po’ alla volta matura la decisione. Il merito principale va ai due presidenti ma tanti ci hanno lavorato attorno. Tra l’altro ci sono problemi che, separatamente, è difficile risolvere. Ad esempio quello del campo di gioco.



Poi finalmente viene costruito il campo di Porto d’Ascoli. 
Qui non è del campo che vogliamo dire, ma di come gli fu dato il nome.
Tutti ricorderanno la tragedia del Rodi che per giorni tenne tutta San Benedetto in mezzo alla strada. Tra le vittime del Rodi c’era un ragazzino di Porto d’Ascoli, Marcello Ciarrocchi. 

Marcello abitava a pochi passi dal nuovo campo e per i suoi amici della contrada Sentina fu quasi un obbligo ricordare il compagno scomparso intitolandogli il campo di calcio. Detto fatto. Fecero la targa e la fissarono all’ingresso della nuova struttura.



*Articolo pubblicato nel 1985 in “Momenti di storia” scritto dal compianto Sabatino D’Angelo
CAMPIONATO 1963 - 1964 - 2^ CATEGORIA
Campionato 1963-1964 2^Categoria
In piedi da sinistra:Antonio Pesci(medico sociale), Mario Bazzi (presidente), Vincenzo Compagnoni (massaggiatore), Angelini, Bordonaro, Agostini, Maccaferro, Tosi, Gricinella, Antonio Forlì (allenatore).
Accosciati: Malatesta, Mancini, Benedetti, Cappelletti, Vannicola.
Campionato 1964/65 - 2^ Categoria
In piedi da sinistra: Fazzini Balilla (dir.), Camaioni, Vincenzo Compagnoni (mass.), Tosi, Bordonaro, Gabrielli, Maccaferro, ? , Angelini, Ivo Merli (dir.).
Accosciati: Elio Paoletti (dir.), Vittorio Lucadei (vic. pres.), Pasquale Compagnoni (mascotte),Lelli, Marchetti, Ciarrocchi,Mario Valà, Antonio Forlì (all.)
Campionato 1965-66 2^ Categoria - Vince il Campionato - Vince il Titolo Regionale
In piedi da sinistra: Bianchini, Crescenzi, Ciriaci, Bruni, Panfini, Morganti.
Accosciati: Ruggeri, Poliandri, Calvaresi, Curzi, Giuseppe Valà

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